Lewandowski re d’Europa

Ho iniziato a seguire il calcio nell’estate del 2012. Ai tempi a malapena avevo capito la regola del fuorigioco, prima allora di quel magico sport ancora non mi interessava. In tv c’erano gli europei, che per una singolare e a me cara coincidenza, si stavano svolgendo proprio in Polonia, la patria di mia mamma. Avrei tifato ovviamente anche per gli azzurri, destinati a disputare un ottimo torneo e ad approdare in finale.
Mentre azzannavo popcorn e patatine sul divano, lo spettacolo ebbe inizio con la partita inaugurale del torneo: Polonia – Grecia.
Lo stadio di Varsavia, nuovo di zecca, era una meraviglia, e appena i giocatori entrarono in campo il pubblico li accolse con dei cori per caricare i propri idoli e sventolando centinaia di bandierine biancorosse. L’arbitro fischiò e dopo nemmeno un quarto d’ora un ragazzone dei nostri sbucò nella difesa avversaria e insaccò il pallone in rete. Lo stadio esplose in un boato assordante, seguito dal jingle per il gol: Polonia in vantaggio. Nell’esultanza generale cercai subito di leggere il nome sulla maglia dell’attaccante che aveva segnato: Lewandowski. Numero 9.

Fu proprio così che “conobbi” Robert Lewandowski, destinato a diventare il miglior marcatore della Nazionale Polacca e autore di record incredibili quali realizzatore della tripletta più veloce della storia e primo calciatore a fare il Triplete risultando capocannoniere di tutte le competizioni.

Da quel giorno iniziai a tifare per lui, qualunque maglia avesse addosso, che fosse quella della nazionale o quella di un club. Un giocatore fantastico, capace sia di segnare gol sensazionali sia di rivelarsi all’occorrenza un rapace d’area inarrestabile. Ma Lewandowski non è solo questo: negli anni ha dimostrato di saper essere anche un ottimo assist-man con una visione di gioco non indifferente e soprattutto un grande esempio per correttezza e rispetto nel gioco con compagni e avversari. Testa, tecnica e tanto sacrificio. Sono sicuramente questi gli ingredienti che gli hanno permesso di coronare il suo sogno più grande: vincere la Champions League.

Una coppa che sembrava essere maledetta per l’attaccante polacco, che negli anni si era trovato anche sul punto di scegliere se abbandonare il Bayern Monaco per riuscire a conquistare il trofeo altrove.

Eppure, dopo anni di insuccessi in Europa per Lewandowski e compagni, domenica sera è finalmente arrivato il lieto fine di questa bella favola. Con ben 15 gol segnati nel torneo, il polacco ha trascinato il Bayern in finale per poi battere il Paris Saint-Germain per 1 a 0 grazie al gol di Coman.

È il ’95: l’arbitro avvicina il fischietto alla bocca: è finita. È festa in campo e a Monaco: il Bayern è campione d’Europa. I compagni, increduli, si abbracciano e festeggiano, per poi alzare la coppa al cielo tutti insieme.

Dopo averla abbassata, Manuel Neuer, il capitano del Bayern, consegna con un sorriso la coppa a Lewandowski che freme, non ci crede: finalmente è sua. La prende, la bacia e poi la solleva di nuovo. E tutta la Polonia festeggia con lui.

Congratulazioni campione!

Korespondencja: Leonardo Capobianco




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